Il Vermentino è uno dei grandi vini bianchi italiani ed è un vino che non ti delude mai. Semplice, pulito, solitamente minerale e dal gusto marino, è straordinariamente versatile e alle volte deliziosamente complesso nel gusto quanto un Sauvignon Blanc.

Vermentino: storia e diffusione del vino

Il Vermentino un vitigno a bacca bianca diffuso in Sardegna, Liguria e Toscana, le cui origini sono discordanti. Pare sia nato in Spagna e poi da lì si sia diffuso in Italia e in alcune regioni francesi, come il Languedoc-Roussillon, dove è noto come “Malvoisie Précoce d’Espagne” o “Malvoisie à gros Grains”, e la Corsica, dove è l’uva bianca più coltivata.

I Vermentini italiani più pregiati provengono dalla regione Sardegna, specialmente dalla parte nord-orientale dell’isola, nella zona della “DOCG Vermentino di Gallura”. In Liguria lo si trova un po’ ovunque, ma è nella zona dei Colli di Luni, sotto La Spezia che trova il suo microclima ideale. In Toscana, invece, il Vermentino è diffuso lungo le colline ai piedi delle Alpi Apuane, in provincia di Massa-Carrara, nella zona della Maremma toscana e anche sull’Isola d’Elba.
È qui che il Vermentino ha acquisito caratteristiche varietali che lo rendono nettamente distinguibile dal Vermentino ligure o dal Vermentino sardo.

Vermentino Leonardo da Vinci

Vermentino Leonardo da Vinci

Vermentino Leonardo da Vinci

Vermentino Leonardo da Vinci

Vermentino: caratteristiche del vino

Una caratteristica riconoscibile del Vermentino è la sua tipica leggerezza e freschezza. Si tratta in generale di un vino bianco secco dalle note agrumate, floreali ed erbacee di fiori bianchi, timo e basilico su un lieve sottofondo fruttato. Chiude solitamente minerale, ricordando sentori salini di salsedine.
Nelle collezioni di Cantine Leonardo da Vinci sono presenti due vini Vermentino: Streda Vermentino Toscana IGT della linea Villa da Vinci e il Vermentino Toscana IGT della linea Leonardo da Vinci Vitruviano. Il primo porta al naso un netto profumo di pesca e fiori bianchi, delicato ed avvolgente; il secondo richiama la tipica fragranza aromatica varietale attraverso un ampio bouquet floreale che con l’invecchiamento evidenzia un lieve sentore minerale di pietra focaia.

Vermentino: abbinamenti cibo e vino

Il Vermentino è un vino bianco profumato e di facile beva, che può essere apprezzato in abbinamento ad un’ampia varietà di piatti della tradizione italiana. Dal pesce bianco a pesci più grassi come il salmone, i molluschi e i crostacei, oppure carne bianca, così come piatti di pasta al pesce, al pesto o alle verdure: sono tutti ottimi abbinamenti gastronomici per un buon calice di Vermentino.

Si avvicina la Pasqua, una festività ricca di tradizioni che variano da una regione all’altra, ma soprattutto un’occasione in cui famiglie e amici si riuniscono. Scegliere un menu che soddisfi i gusti di tutti non è facile, per questo abbiamo pensato a tre menu differenti – adatti a tutti i palati – ognuno abbinato a una selezione di vini.

Menu tradizionale

Regione che vai, menu di Pasqua che trovi. Ogni regione italiana ha un proprio menu tradizionale, ma ci sono una serie di alimenti che non mancano mai. La Torta Pasqualina, specialità ligure a base di ricotta e spinaci, è un antipasto ormai diffuso in tutta Italia, che si abbina bene ad un vino bianco e fresco, ideale per aprire il pasto, come il Dama con l’Ermellino.
Come primo, se volete variare da una classica pasta  al ragù, vi proponiamo un piatto più particolare come le lasagne al ragù di salsiccia e cream di cipollotti, da abbinare ad un buon calice di Chianti Riserva Vergine delle Rocce.
Come secondo un classico intramontabile: le costolette di agnello, fritte o in umido, accompagnate da verdure di stagione. Per questa portata vi consigliamo il S.to Ippolito, un Supertuscan di grande personalità, che con i suoi profumi di mora e vaniglia riesce a smorzare il sapore distintivo di una carne robusta come l’agnello.

Menu vegetariano

Lasciamo da parte l’agnello e il ragù per dedicarci a una proposta vegetariana, puntando su formaggi pregiati e verdure di stagione.
Possiamo cominciare con un ricco tagliere di verdure, formaggi, frutta secca e confetture. Per questo inizio, l’abbinamento si orienta su vini profumati e minerali, come il Vermentino Streda.
A Pasqua i primi piatti sono solitamente a base di pasta fresca. In un menu vegetariano, possiamo proporli con caciocavallo, melanzane e pomodorini datterini. Per esaltarne il gusto serviamoli con un calice di Toscana Rosso, un vino morbido con un intenso finale speziato.
Come secondo, potreste optare per un must come le melanzane alla parmigiana oppure per carciofi ripieni di uova e formaggio. Suggeriamo di accompagnare secondi con un vino intenso e strutturato come il Sangiovese Appassimento, che può accompagnare discretamente anche la portata del dolce.

Menu primaverile

Il pranzo di Pasqua è solitamente associato a tradizionali menu a base di carne ma sta crescendo la tendenza di celebrare anche con raffinati menù di pesce. Queste portate, fresche e leggere, si armonizzano perfettamente con l’avvento della primavera. Se vuoi provare quest’opzione, ti consigliamo tre piatti facili da preparare e tre vini in abbinamento.
Ti inviamo a stupire subito gli ospiti con un insolito, ma equilibrato abbinamento: tartare di tonno e Chianti. Il gusto deciso del tonno si abbina bene alla freschezza e alla moderata corposità di un Chianti giovane e delicato. Un sugo di asparagi e gamberetti è il primo piatto ideale per questo periodo dell’anno. Il sapore pieno di questa pietanza si sposa bene con un bianco fresco e fragrante come il  Mappa di Imola. Con un calice di Vermentino, un bianco fresco e versatile, puoi abbinare l’orata al cartoccio accompagnata dalle patate al forno, un piatto popolare, saporito e facile da preparare.





 

Nei tre menu il gusto dei piatti proposti si fonde armoniosamente con la ricchezza dei vini, creando un’esperienza gastronomica unica per celebrare al meglio la Pasqua. Dai classici piatti di carne alle opzioni vegetariane ricche di sapori, fino ai leggeri e raffinati menu di pesce, ogni menu è accuratamente abbinato a una selezione di vini che ne esalta le caratteristiche: l’animo vivace dei piatti a base di pesce, il tocco delicato delle verdure primaverili e il carattere deciso dei classici della tradizione.

Il Pinot Grigio è un vitigno che ha origine in Alsazia, dove tuttora – grazie alle favorevoli condizioni climatiche – rappresenta il vitigno maggiormente coltivato per numero di ettari vitati. Dalla Francia si è diffuso a livello internazionale, diventando uno tra i vini bianchi più celebri a livello mondiale, in particolare negli Stati Uniti d’America, dove negli ultimi anni è diventato il domestic wine più consumato.

Dove nasce il Pinot grigio?

Il Pinot Grigio ha origine in Francia nasce da una mutazione genetica instabile del Pinot Nero. È un vitigno dai grappoli grigio-violacei complesso, che richiede molta attenzione, un terreno compatibile e delle condizioni climatiche favorevoli. In Italia è arrivato alla fine dell’Ottocento, insieme ad altri vitigni francesi – come lo Chardonnay e il Sauvignon – ed è stato impiantato nelle regioni del Nord, in particolare in Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Ad oggi la sua coltivazione si è espansa in tutto il territorio nazionale. Il vino Pinot Grigio Dama con l’Ermellino della collezione Da Vinci i Capolavori cresce nelle colline di Bertinoro, Faenza e Brisighella, in terreni con impasti argillosi tendenti al calcareo e con vene gessose, a 100-150 metri slm.

Quali sono le caratteristiche del Pinot Grigio Dama con l’Ermellino?

In generale il vino Pinot Grigio è un bianco fresco e leggero, ma il suo gusto varia molto a seconda della zona di produzione e del metodo di vinificazione.

Pinot Grigio Dama con l’Ermellino: vinificazione e affinamento

L’uva viene solitamente vendemmiata leggermente in anticipo, nel periodo fra fine agosto e inizio settembre, per permettere a questa tipologia di vino di ottenere una buona acidità e note aromatiche fresche e delicate. La vinificazione avviene con lieve pressatura, mentre la fermentazione è svolta ad una temperatura controllata di 14-18 °C, per sviluppare aromi fruttati e floreali, mantenendo la classica nota fresca al palato. L’affinamento prima dell’imbottigliamento invece, è realizzato in serbatoi inox termo-condizionati.

Pinot Grigio Dama con l’Ermellino: note di degustazione

Le caratteristiche tipiche di questo vitigno sono ben visibili nel colore di questo vino, un piacevole e delicato giallo paglierino scarico. Questo Pinot Grigio offre un’ottima corrispondenza gusto-olfattiva, intensificata da gradevoli note minerali in chiusura. Al naso invece, emergono note di fiori di ginestra, gelsomino e un fresco sottofondo erbaceo, mantenendo la tipica nota fresca al palato.



Come abbinare il Pinot Grigio?

A seconda dello stile di vinificazione, il Pinot Grigio propone un ampio ventaglio di possibilità di abbinamento, dall’aperitivo a tutto pasto, prediligendo pietanze leggere e delicate. Per degustarlo in maniera ottimale è consigliato aprire la bottiglia circa mezz’ora prima – per permettere una corretta ossigenazione del vino e l’allontanamento di eventuali note riduttive – e servirlo alla temperatura di 8-10°C, in un calice sufficientemente ampio.
Il Pinot Grigio Dama con l’Ermellino, con la sua sapidità e delicati profumi floreali, è ideale per un fresco aperitivo, degustato in abbinamento a taglieri di affettati, formaggi freschi e piatti vegetariani.
Con il suo gusto raffinato, può essere degustato durante i pasti, accostato ad antipasti, carni bianche, formaggi stagionati e alla pasticceria.
I suoi tratti gustativi lo rendono perfetto anche in abbinamento a piatti di pesce, sia caldi che freddi. I sughi di pesce al pomodoro si abbinano bene con questo Pinot Grigio, ideale grazie all’acidità a sgrassare l’untuosità anche per pesci più grassi come il tonno e salmone.

Il Chianti Riserva è una delle tipologie di vino previste dalla denominazione DOCG del Chianti: uno dei vini italiani più amati, noti e venduti. Appartiene a una terra dalla nobile, antica e riconosciuta vocazione enologica, la Toscana, patria del Chianti e di Leonardo da Vinci.
Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini boni, sosteneva il Genio di Vinci. Territorio e vino sono indissolubilmente legati, e infatti il nome Chianti indica una zona collinare compresa tra Firenze, Siena ed Arezzo, dalla bellezza inconfondibile e dalle caratteristiche scenografiche uniche.

Quali sono le caratteristiche del Chianti Riserva?

Nei suoi vigneti toscani, Cantine Leonardo da Vinci produce Chianti DOCG e Chianti DOCG Riserva. La denominazione Riserva associata al vino significa che lo stesso è stato sottoposto a un periodo di invecchiamento ulteriore rispetto a quello previsto dal disciplinare di produzione. In particolare, il periodo di invecchiamento e affinamento necessario al Chianti per essere definito Riserva è di 2 anni.
Il Chianti Riserva è dunque un vino particolarmente pregiato, solitamente corposo e con un grado alcolico maggiore, che arriva spesso da vigneti che sono stati precedentemente selezionati per le loro caratteristiche uniche. Il Chianti Classico Riserva è poi il vino Chianti prodotto nell’area geografica originale della produzione storica del Chianti.

Vini Ispirati dal Genio: i Chianti Riserva DOCG.

Tra i Vini Ispirati dal Genio troviamo ben due Chianti Riserva DOCG: il Vergine delle Rocce nella collezione Da Vinci I Capolavori e il Chianti Riserva nella linea Leonardo da Vinci, entrambi premiati a livello nazionale e internazionale. Questi Chianti Riserva sono prodotti da uve provenienti dalle  colline di Vinci e si contraddistinguono per il loro colore rosso porpora, con intense sfumature cromatiche. Sono vini dalla giusta complessità, dove aromi fruttati si combinano con sentori di vaniglia. Al palato risultano pieni, avvolgenti e ricchi di sapori tipici come frutti rossi e cannella. Questi vini sono l’ideale abbinamento per primi piatti con sughi a base di carne e  secondi di carne alla griglia




Il Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più coltivato in Italia ed è presente in molte regioni sul territorio nazionale. Quest’uva viene utilizzata sia in purezza, sia per realizzare blend di vini importanti, come i Supertuscan.
Il Sangiovese è il re dei vitigni toscani e la cantina Leonardo da Vinci ha deciso di rendergli omaggio. Infatti, dalle uve coltivate nei vigneti di Villa da Vinci, nasce San Zio Sangiovese Toscana IGT, un vino rosso maturo ed elegante.

Sangiovese: storia del vino

La provenienza del vitigno più coltivato d’Italia, così come l’origine del nome, è stata studiata a lungo nel corso dei secoli, con non poche difficoltà, dato che le notizie a riguardo sono frammentarie e poco attendibili.
Le prime informazioni scritte sul Sangiovese risalgono al 1590, ma si ritiene che la celebre uva fosse già nota da più di 2000 anni. Secondo la teoria più plausibile, infatti, il vitigno fu originariamente coltivato fra il fiume Tevere e l’Arno dagli Etruschi e da lì si diffuse nel resto d’Italia, per poi trovare in Toscana, Romagna e Umbria i suoi terreni prediletti.
Anche riguardo all’origine del nome esistono diverse ipotesi. Le due versioni più probabili sono quelle di chi crede che derivi da San Giovanni – perché il vitigno germoglia a fine giugno quando si festeggia il Santo – e chi giura che provenga da “Sanguis Jovis”, nome attribuito da un monaco di un convento di Santarcangelo di Romagna, nei pressi del monte Giove.

San Zio Sangiovese Toscana IGT: caratteristiche

Dalla scelta delle migliori uve Sangiovese coltivate nei vigneti di Villa da Vinci, nasce un vino che rivela straordinarie espressioni varietali: concentrazione, maturità, eleganza e stupenda integrità d’aroma.




San Zio Sangiovese Toscana IGT: vinificazione e affinamento
Le uve utilizzate per questo Sangiovese Toscana IGT vengono vendemmiate nei vigneti di Villa da Vinci verso la fine di Settembre. Dopo una macerazione delle bucce di circa 12 giorni, viene fatto fermentare a 28°C con rimontaggi frequenti. In seguito, viene affinato in acciaio inox a temperatura controllata. Per ultimo, viene fatto un breve passaggio di 2/4 mesi in barrique di rovere, per esaltarne il profumo, il colore e l’ampiezza aromatica espressiva, nel rispetto della fragranza nativa dell’uva.

San Zio Sangiovese Toscana IGT: note di degustazione
Il San Zio Sangiovese Toscana IGT è un’ottima espressione del territorio toscano e della tipicità del vitigno “Sangiovese Grosso”, come viene chiamato in questa zona. Questo Sangiovese è un vino elegante e raffinato dal color rosso brillante. Al naso sprigiona forti sentori floreali, al palato un aroma fruttato tra cui emergono ciliegia, amarena e frutti rossi. Al palato presenta un tannino poderoso poco rotondo e una spinta acida che evidenzia il nervosismo tipico di questo vino rosso. L’impatto in bocca è deciso, morbido, elegante.

Sangiovese: abbinamenti

Gli abbinamenti gastronomici più adatti al vino Sangiovese vedono spesso protagonisti i piatti tipici delle regioni in cui è diffuso. Il San Zio è un ottimo abbinamento per la bistecca alla fiorentina, la selvaggina in umido e altre ricette tipiche della tradizione toscana. Si abbina bene anche con formaggi stagionati e con primi piatti come i pici all’aglione o pappardelle al sugo di cinghiale.

I Supertuscan sono vini toscani di alta qualità, solitamente con denominazione Toscana IGT, prodotti al di fuori dei disciplinari DOC e DOCG. Questa tipologia di vini viene realizzata unendo i vitigni tipici del territorio a vitigni internazionali, in modo da realizzare vini dal gusto morbido, rotondo ed equilibrato. Anche Leonardo da Vinci Wines ha deciso di rendere omaggio a questa eccellenza, realizzando tra le preziose proposte che compongono la collezione Villa da Vinci anche il S.to Ippolito – Toscana IGT Rosso.

Il S.to Ippolito Toscana IGT Rosso – premiato da Luca Maroni 99/100 nell’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2020 – nasce dalla
fusione armonica delle migliori uve rosse, coltivate nei terreni circostanti Villa da Vinci, sulle colline toscane. 

Cosa sono i vini Supertuscan?

I Supertuscan sono vini rivoluzionari, nati da un’idea innovativa e brillante. Questo termine, infatti, fu coniato all’inizio degli anni ’80, per descrivere i vini rossi prodotti in Toscana che per diversi motivi – dall’area geografica, alla scelta delle uve e al metodo di vinificazione – non rientrano nel disciplinare di produzione della loro area di appartenenza.
Questi vini sono prodotti utilizzando il tradizionale Sangiovese e uve rosse non native o tipiche dell’Italia, come i vitigni Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah e non rispondono alle linee guida della DOC e della DOCG.
Per realizzare questi vini è utilizzata un’operazione enologica molto importante, il blend, che prevede la miscelazione di due o più vini, per ottenere un unico taglio. Questa tecnica dona complessità al prodotto finale e ne massimizza l’espressione gusto-olfattiva. Assemblare più vitigni, infatti, permette di esaltare colori, aromi, e consistenze e di rendere un vino più complesso o profumato se necessario. L’obiettivo di questa operazione è quello di ottenere un vino “eccellente”, mettendo insieme la forza espressiva di ogni uva ed evidenziando le peculiarità di ciascuna varietà utilizzata.

Il S.to Ippolito Toscana IGT Rosso è un vino rosso dall’anima internazionale, che fonde in sé l’armonia, la consistenza e l’equilibrio delle sue varietà compositive: 40% Uve Sangiovese, 30% Merlot, 30% Syrah. Il suo gusto equilibrato e avvolgente risulta fragrante e corposo al palato, con un’ottima persistenza e un retrogusto fruttato.




 

Leonardo da Vinci Toscana IGT Rosso S.to Ippolito: vinificazione e affinamento

Le uve Merlot e Syrah vengono solitamente vendemmiate ad inizio settembre mentre quelle di Sangiovese a fine settembre/inizio ottobre. Dopo una macerazione delle bucce di circa 12 giorni avviene la fermentazione a 28-30 °C, separata per ogni vitigno. Durante questo processo vengono effettuati brevi ma frequenti rimontaggi. L’affinamento prima dell’imbottigliamento è realizzato in barrique di rovere, principalmente nuovo, per un periodo di 12/18 mesi.

Leonardo da Vinci Toscana IGT Rosso S.to Ippolito: note di degustazione

Equilibrato, morbido e avvolgente. S.to Ippolito è un vino straordinariamente armonioso, di imponente struttura e consistenza, capace di evidenziare l’integrità aromatica di ciascuna varietà compositiva.
Le caratteristiche tipiche di questo vino sono ben visibili nel suo colore, un rosso porpora, limpido e deciso. Il S.to Ippolito Toscana Rosso IGT è armonioso ed equilibrato, con un’ottima persistenza e un retrogusto speziato. Si contraddistingue per i sentori di spezie, fra cui spicca la vaniglia, e per gli intensi aromi di confettura di mora da cui emergono evidenti note balsamiche e mentose.

Toscana IGT Rosso: abbinamenti

Il Toscana IGT Rosso si abbina molto bene con diversi piatti, in particolare con i secondi dal gusto intenso e deciso, a base di carne rossa, selvaggina e arrosti. Inoltre è perfetto in abbinamento a piatti tipici della tradizione toscana, come il peposo o le rosticciane, ma anche con piatti più classici come l’arrosto di maiale.

Insieme al Barolo è certamente uno dei vini più amati, celebri e apprezzati al mondo. Sinonimo di esclusività e piacere, il Brunello di Montalcino – a volte definito anche solo Brunello, a dimostrazione ulteriore della sua unicità – è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, prodotto da uve Sangiovese coltivate nel comune di Montalcino, in Toscana. Un territorio certamente benedetto e vocato per la coltivazione di vini di grande qualità.

Brunello di Montalcino: storia del vino

Anticamente a Montalcino si chiamava “brunello” la varietà di uva dalla quale si otteneva il vino rosso, e solo successivamente fu appurato che si trattava di Sangiovese e non di una varietà diversa. La storia del Brunello di Montalcino è legata a quella della famiglia Biondi Santi. Verso la metà dell’Ottocento, il farmacista Clemente Santi iniziò a sperimentare la produzione di vino rosso puro, e fu il nipote, Ferruccio, a dare impulso allo sviluppo del vino, al punto che nel 1932 il Ministero dell’Agricoltura dichiarò che il vino Brunello era “una recente creazione del Dott. Ferruccio Biondi Santi di Montalcino.”
Anche altri produttori si dedicarono alla produzione di questo vino e, dopo molte fiere, esposizioni e riconoscimenti nazionali e internazionali, nel 1966 il Brunello di Montalcino venne riconosciuto vino DOC e successivamente vino DOCG con un disciplinare che ne regola la produzione.

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Brunello di Montalcino: caratteristiche del vino

Il territorio di produzione di questo famoso vino rosso italiano è ancora quello del confine storico del comune di Montalcino. Generalmente, il Brunello si presenta di colore rosso rubino intenso tendente al granato per l’invecchiamento. Sapore asciutto, caldo, un po’ tannico, robusto e armonico sono le inconfondibili caratteristiche di questo vino, che viene messo sul mercato dopo 5 anni dall’anno della vendemmia (6 anni, per la Riserva).

Il Brunello di Montalcino è un capolavoro dell’enologia italiana e per questo motivo Cantine Leonardo da Vinci lo ha inserito in ben due collezioni: Da Vinci I Capolavori, una linea di etichette che sintetizza l’eccellenza della produzione enologica italiana in abbinamento alle opere pittoriche di Leonardo da Vinci; la collezione Leonardo da Vinci Vitruviano, i cui vini rappresentano la massima espressione dell’armonia di gusto e aromi, esattamente come l’Uomo Vitruviano esemplifica la perfetta proporzione anatomica del corpo umano.
Nel caso della linea Da Vinci I Capolavori, il Brunello di Montalcino è abbinato al San Giovanni Battista, il santo con il dito all’insù, e rivela tutta l’anima elegante e classica dei vini toscani. Come testimoniato dai numerosi premi ricevuti: il Best of Show Brunello Gold Medal Mundus Vini 2019, il Bronze Medal International Wine Challenge 2019 e il Bronze Medal Decant World Wine Awards 2019.
Raffinato quanto il San Giovanni Battista anche il Brunello di Montalcino della collezione Leonardo da Vinci Vitruviano. La forza dell’alcol è supportata da tannini morbidi e da una buona acidità. Avvolgente e persistente, nel calice regala un sorso indimenticabile.

Brunello di Montalcino: abbinamenti vino e cibo

Gli abbinamenti Brunello e cibo favoriscono la cucina delle carni rosse, la selvaggina ei formaggi stagionati. I migliori abbinamenti per il Brunello sono sempre quelli con piatti molto strutturati, eventualmente accompagnati anche dal tartufo o dai funghi o salse particolarmente ricche. Senza dimenticare che per la sua struttura e complessità, il Brunello è anche un vino da meditazione. Per un servizio ottimale si scelgono bicchieri di cristallo dalla forma ampia e panciuta, considerando una temperatura di servizio di circa 18/20 °C. In caso di bottiglie molto invecchiate, è ideale l’uso di un decanter.

Il Chianti è un vino rosso con denominazione DOCG che ha origine antiche nell’omonima zona in Toscana. Dalla Toscana si è diffuso a livello internazionale, diventando uno dei vini rossi italiani più conosciuti all’estero. Quale eccellenza, nonché simbolo della tradizione vinicola italiana, abbiamo deciso di rendere omaggio al Chianti selezionando questo vino fra le preziose proposte che compongono la nostra collezione “Da Vinci I Capolavori”, in nome dei capolavori leonardiani.

Il Vergine delle Rocce Chianti DOCG della collezione Da Vinci I Capolavori è espressione del territorio toscano: un legame inscalfibile, simbolo dell’amore per le cose realizzate con cura e passione.

Chianti DOCG: storia del vino

La denominazione Chianti DOCG è una delle più antiche della Toscana: il giusto blend di uve, il metodo migliore per la vinificazione e i tempi di invecchiamento furono elaborati già nel 1870 dal barone Bettino Ricasoli che, oltre ad essere stato Presidente del Consiglio dopo Cavour, fu un enologo esperto ed apprezzato. Nella ricetta originale, i vitigni da utilizzare per ottenere un buon Chianti erano il Sangiovese, il Canaiolo e il Trebbiano. Dal 1984 la produzione di vino Chianti è regolata da un disciplinare di produzione, che determina anche le zone di provenienza dell’uva. Ad oggi la provenienza è estesa a tutta la Toscana centrale, nel territorio delle province di Firenze, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e Arezzo. Il Chianti DOCG riflette nelle sue sfumature olfattive le caratteristiche di questi terreni, ricchi di composti arenari e galestri.




Leonardo da Vinci Chianti DOCG Vergine delle Rocce: caratteristiche

Chianti è Toscana, Toscana è Chianti: un vino espressione del suo territorio, capace di assumere diverse declinazioni in base alle aree di provenienza delle uve, al tempo di invecchiamento e ad altre varianti.
Il Vergine delle Rocce Chianti DOCG è un vino rosso toscano versatile, rotondo e profumato che nasce nelle zone collinari – fino ai 130m slm – di Vinci, Cerreto Guidi e nei comuni limitrofi ed è composto all’85% da Sangiovese, al 10% da Merlot e al 5% da altre uve rosse.
Il gusto piacevole e intenso del Vergine delle Rocce risulta fragrante e corposo al palato mentre l’aroma è equilibrato e intenso, con un’ottima persistenza e un retrogusto fruttato.

Leonardo da Vinci Chianti DOCG Vergine delle Rocce: vinificazione e affinamento

L’uva viene solitamente vendemmiata verso la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Il raccolto viene sofficemente pigiato e in seguito messo a fermentare in contenitori d’acciaio inossidabile ad una temperatura controllata di 28°C per 10 giorni. Durante questo processo vengono effettuati brevi ma frequenti rimontaggi. L’affinamento prima dell’imbottigliamento è realizzato sempre in serbatoi d’acciaio.

Leonardo da Vinci Chianti DOCG Vergine delle Rocce: note di degustazione

Le caratteristiche tipiche della DOCG sono ben visibili nel colore di questo vino, un limpido rosso porpora. Il Vergine delle Rocce Chianti DOCG è equilibrato ed intenso, con un’ottima persistenza e un retrogusto fruttato. Si contraddistingue per il suo profumo fruttato e il sapore asciutto che si affina col passare del tempo. Al naso sprigiona sentori speziati e fruttati di pepe nero, ciliegia e frutta fresca rossa. Al palato invece, risulta fragrante e corposo, supportato da tannini morbidi.

Chianti DOCG: abbinamenti

Il Chianti si abbina molto bene con diversi piatti, in particolare con primi e secondi dal gusto intenso e deciso, a base di carne rossa, selvaggina e arrosti. Si abbina in maniera ottimale anche con piatti tipici della tradizione toscana, come la ribollita o la zuppa di fagioli e cavolo nero. I suoi aromi speziati lo rendono un accostamento ideale anche con salumi e formaggi stagionati.

Caratteristico delle zone emiliane, storicamente prodotto nelle fasce collinari della città di Bologna, il Pignoletto è un vino antico e conosciuto sin dall’epoca dei Romani. In continua espansione, la produzione di questo vitigno è stata estesa anche ad aree pedemontane e di pianura di altre zone sparse per tutta l’Emilia-Romagna.
Tradizione umile quella del Pignoletto: un vino da tavola, il vino per eccellenza. Le uve, sorrette in spalla dai brentatori (i portatori di brente, piene di vino o acqua in caso di incendi) venivano trasportate in città per poi essere lavorate e trasformate in vino direttamente in casa. Imprescindibile, il Pignoletto sostiene da sempre le grandi tavole casalinghe: nel periodo di festa ma anche nei giorni lavorativi della settimana, il Pignoletto accompagna da sempre la cultura gastronomica emiliana.

Cantine Leonardo da Vinci ha inserito il Pignoletto nella collezione 1502 Da Vinci in Romagna: un omaggio al viaggio di Leonardo nelle principali città romagnole, in particolare a Imola dove disegnò la mappa della città che è riportata in etichetta.

Vino Pignoletto: storia e produzione

Le descrizioni storiche sopraggiunte riportano una panoramica etimologica possibile dal quale si possono trarre conclusioni varie a sostegno dell’attuale nome. Una su tutte, la più antica, citata da Plino il Vecchio nel suo Naturalis Historia in cui descrive un “pinus laeto”: non abbastanza dolce per essere apprezzato e quindi non consumato a quei tempi. O ancora pare che Vincenzo Tanara nel suo Economia del Cittadino in Villa del 1674 alludesse a uve pignole perché non conformi alla realizzazione del vino; oppure, più semplicemente, il nome potrebbe rifarsi alla forma a pigna dell’acino, per questo dunque “pignoletto”.

Il vitigno Pignoletto è quello che meglio rappresenta questo territorio, altamente irrigidito dalle influenze internazionali: un unicum declinabile in diverse sfumature. Prodotto in varie vesti: fermo, con caratteristiche tipiche e non alterate del vitigno; frizzante a fermentazione naturale; spumante con metodo Charmat o metodo classico.
In versione ferma classica o in versione frizzante e spumante, il pignoletto è il vitigno più versatile dell’area emiliana. Il Pignoletto è controllato dal disciplinare che impone la purezza quasi totale, non meno dell’85% di uve dello stesso vitigno. Dal grappolo di medie dimensioni, compatto e oblungo, gli acini dimostrano la medesima fattezza, forme ellittiche e un colore giallo maturo verso il verde, tendente all’oro durante la piena maturazione. Dai sentori aromatici, il vino si presenta giallo paglierino con sentori di pepe bianco, glicine, cedro, camomilla e zenzero. Con una produttività costante e abbondante, il germogliamento avviene in modo prematuro, già nella seconda parte di aprile: per il pignoletto frizzante e il pignoletto spumante la vendemmia comincia dopo la seconda metà di agosto mentre, per il Pignoletto classico a fine settembre.
Per ottenere un classico Pignoletto è necessario utilizzare più dell’80% di uve del medesimo vigneto e in aggiunta possono concorrere le uve di vitigni da Pinot Bianco, Riesling Italico e Trebbiano Romagnolo di terreni circostanti. Sono interdette le pratiche di forzatura e, l’irrigazione di soccorso è ammessa per non più di due volte durante lo stesso anno.

Mappa di Imola Pignoletto | Leonardo da Vinci

Mappa di Imola Pignoletto | Leonardo da Vinci

Mappa di Imola Pignoletto | Leonardo da Vinci

Vino Pignoletto: caratteristiche e abbinamenti

Il vino Pignoletto nella versione secca risulta armonico, asciutto ed abbastanza persistente, è fresco di acidità, con un sottofondo leggermente fruttato. Al palato, invece, si presenta leggero aromatico e sapido, con un finale che verte su sapori citrici e aromatici, di mandorle e agrumi. Se frizzante, il Pignoletto è di un colore chiaro, senape con riflessi verdolini e un perlage fine ma persistente. Delicato ma non indulgente, al palato fuoriescono le note dolci e armoniche di un bouquet variegato con un sottofondo erbaceo di fieno ed erba fresca.
Vivace e leggero in entrambe le versioni, il Pignoletto risulta essere beverino e perfetto per accompagnare salumi freschi e pesce, zuppe e caciucchi. La tradizione lo ricorda come eccellente con la cucina emiliana, il suo sapore delicato e fruttato si sposa egregiamente con i piatti cult della gastronomia locale, quali tortellini in brodo e tigelle, formaggi freschi e carni bianche. Esalta i primi e i secondi piatti conferendo loro una nota aromatica e una freschezza al palato gradevole e necessaria.

Cantine Leonardo presenta il proprio Pignoletto nella collezione 1502 Da Vinci in Romagna ed in versione Spumante Brut, prodotto secondo il metodo Charmat. Questo Pignoletto spumante si contraddistingue per la sua di morbidezza setosa, che carezza palato e olfatto con la sua livrea di frutto e di fiore così fragrantemente briosa. Le uve Pignoletto atte alla spumantizzazione vengono raccolte manualmente e meccanicamente nel periodo di fine agosto e inizio di settembre. Di colore giallo brillante, lo spumante è vivace e con bollicine finissime; la spumantizzazione raffina il bouquet caratteristico del vitigno. Con un corpo secco ma piacevolmente fresco, il suo gusto risulta essere morbido e piacevole al palato. Perfetto vino da aperitivo, è particolarmente adatto anche ad accompagnare tutto l’arco del pasto.

Nel 1502 a Leonardo da Vinci fu commissionato da Cesare Borgia l’incarico di verificare e migliorare le infrastrutture e le fortificazioni presenti sul territorio del Ducato di Romagna.

Fu in quell’anno che il Genio intraprese un viaggio in Romagna, annotando schizzi e disegni delle architetture e delle strutture presenti in alcune delle principali cittadine romagnole: la Rocca di Cesena, la Fonte di Rimini, il Portocanale di Cesenatico, il Duomo di Faenza ed infine la mappa urbana di Imola.

Ripercorrendo le tappe del viaggio di Leonardo, Cantine Leonardo da Vinci ha realizzato una linea di vini romagnoli chiamata 1502 Da Vinci in Romagna e dedicata ai vitigni tipici di questa zona d’Italia: il Sangiovese, il Trebbiano e il Pignoletto, prodotti seguendo le precise indicazioni del Metodo Leonardo®, ovvero il protocollo di produzione vinicola a marchio Cantine Leonardo da Vinci, che trae ispirazione proprio dagli studi di Leonardo in campo enologico.

Dopo aver curiosato fra le etichette del rosso Rocca di Cesena Sangiovese Superiore Riserva Romagna DOC e del bianco Duomo di Faenza Trebbiano Romagna DOC, ora tocca alle bollicine: il Mappa di Imola Pignoletto DOC Spumante Brut.




 

Mappa di Imola: la mappa della città del vino

Leonardo giunge ad Imola dopo aver visitato già la cittadina portuale di Cesenatico e Faenza. Dopo la signoria degli Sforza, nel 1499 Cesare Borgia conquistò Imola e Leonardo aveva il compito di progettare migliorie per la Rocca, l’antica struttura difensiva della città. Durante la sua sosta imolese, Leonardo non si occupò solo di studiare la fortificazione, ma si dedicò alla rappresentazione zenitale della mappa urbana, inscrivendo l’area cittadina in un cerchio suddiviso in otto settori corrispondenti ai punti cardinali. La città è così divisa in quartieri, il disegno definisce gli isolati, i singoli edifici, le mura perimetrali, le porte della città e quindi l’estremo baluardo difensivo della Rocca.
Tutti questi dettagli riportati sulla mappa si ritrovano anche sull’etichetta dello Pignoletto Spumante Brut Mappa di Imola di Cantine Leonardo da Vinci.

Mappa di Imola: degustazione vino

Mappa di Imola Pignoletto Spumante Brut è un vino spumante romagnolo ottenuto da un blend di 85% Pignoletto (Grechetto Gentile) e 15% Chardonnay. Una bollicina dal perlage fine e delicato, che solletica il palato. Si presenta di colore giallo paglierino non troppo carico, dai riflessi verdolini. Al naso risulta fresco ed elegante, con note intriganti di susina gialla e rosa canina. Sorso pulito, di gradevole freschezza con ritorni vegetali e amaricanti. Da provare con capesante gratinate.

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