Nel 1502 Leonardo da Vinci trascorre sei mesi della sua vita in Romagna, alla corte di Cesare Borgia, detto “Il Valentino”.
Cesare Borgia ha da poco conquistato il Ducato di Romagna, con l’appoggio del papa Alessandro VI e del re di Francia Luigi XII. È stato proprio il Duca del Valentino a rivolgersi a Leonardo da Vinci, già conosciuto a Milano, per verificare lo stato delle fortificazioni presenti nel ducato appena conquistato e per proporre eventuali migliorie strutturali, ove necessario.
Leonardo da Vinci intraprende così il suo viaggio in Romagna, fra rocche, porti, piazze e architetture, visitando città quali Cesena, Cesenatico, Rimini, Faenza e Imola. Ammirando quei luoghi, Leonardo ne ha tenuto traccia fra schizzi ed appunti sui suoi taccuini (come il “Codice L” conservato in originale all’Institut de France di Parigi e in riproduzione al Museo della Marineria di Cesenatico).
Seguendo questo suo viaggio, Cantine Leonardo da Vinci vuole ricordare questa impresa e il forte legame fra Leonardo e il vino attraverso la collezione 1502 Da Vinci in Romagna: una linea dedicata ai vini dei migliori vigneti romagnoli prodotti seguendo le indicazioni del Metodo Leonardo®, ovvero il protocollo di produzione vinicola a marchio Cantine Leonardo da Vinci, che trae ispirazione proprio dagli studi di Leonardo in campo enologico.
Un tour speciale in cinque città, che tocca luoghi ricchi di bellezza: quella che Leonardo coglie nei disegni realizzati in ogni tappa del suo viaggio e riportati sulle etichette dei vini di questa collezione.




Rocca di Cesena: dalla fortezza al vino
La tappa di Leonardo da Vinci a Cesena porta l’artista a visitare una delle città più amate da Cesare Borgia. Giungendo in quella che oggi è Piazza del Popolo, Leonardo realizzò bozzetti delle mura e della principale fortificazione che sovrasta la piazza: la Rocca Malatestiana. Agli schizzi di questa fortezza e alle sue massicce mura di cinta, Leonardo integrò ingegnose soluzioni difensive, proseguendo il compito assegnatogli dal Valentino di revisione delle strutture fortificate del ducato. Il vino ispirato a questa tappa del viaggio di Leonardo è, appunto, il “Rocca di Cesena” e riporta in etichetta lo schizzo della Rocca Malatestiana e delle mura da lui ideate.
Rocca di Cesena: degustazione vino
Rocca di Cesena è un vino rosso romagnolo ottenuto per la maggior parte dall’uva a bacca rossa più diffusa in Romagna, il Sangiovese, unita ad una piccola percentuale di Syrah. Un vino che dice molto sulla sua origine e del territorio in cui viene prodotto, la Romagna, raccontando da un lato la gloriosa tradizione vinicola del versante collinare Adriatico e dall’altro la convivialità e l’ospitalità di un terra ricca e ridente. Assaggiare un calice di Rocca di Cesena Sangiovese Superiore Riserva significa ammirare l’eccellenza della natura e la sapienza dei viticoltori romagnoli, con gli occhi del Genio di Leonardo e con le papille di un grande artista del vino.
L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – UIBM ha iscritto il marchio verbale Leonardo da Vinci nel Registro dei Marchi Storici di interesse nazionale: si tratta di un riconoscimento importante, conferito dopo 50 anni dall’inclusione nell’omonimo registro.
Questo riconoscimento è conferito ai marchi d’impresa registrati da almeno 50 anni e relativi alla commercializzazione di prodotti realizzati in un’impresa di eccellenza nazionale storicamente collegata al territorio nazionale.
“L’Annunciazione” è una delle opere più famose di Leonardo da Vinci, insieme alla “Gioconda”, alla “Dama con l’Ermellino” o all’ “Ultima Cena”. Si tratta di un dipinto ad olio e tempera su una tavola di 98×217 cm, un capolavoro giovanile di Leonardo, datato fra il 1472 e il 1475 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.
Proprio per il suo valore iconico e simbolico, Cantine Leonardo da Vinci ha scelto quest’opera per rappresentare la linea di Villa Da Vinci, una collezione dedicata ai Crus dell’azienda raccontati dai dettagli del dipinto:
- S.to Ippolito Toscana Rosso IGT (in etichetta: l’Arcangelo e la Vergine)
- San Zio Toscana Rosso IGT (in etichetta: l’Arcangelo)
- Linarius Syrah Toscana Rosso IGT (in etichetta: la Vergine)
- Streda Vermentino Toscana IGT (in etichetta: il giglio)
Cosa rende L’Annunciazione di Leonardo un capolavoro pittorico?
A quei tempi, Leonardo da Vinci è un giovane poco più che ventenne, allievo nella bottega del Verrocchio e pare che L’Annunciazione sia una delle prime committenze realizzate dal Genio rinascimentale. L’Annunciazione è un capolavoro che colpisce per l’impostazione dello spazio e l’ambientazione della scena: Leonardo da Vinci si scosta volutamente dall’iconografia tradizionale del tempo, per collocare un tema sacro come l’annuncio della nascita di Gesù in un’ambientazione naturalistica e terrena. Il paesaggio non è dipinto seguendo la tipica prospettiva geometrica quattrocentesca, ma degrada prospetticamente verso il fondo grazie a sfumature di colore fra contorni di montagne, del fiume e di una città che si intravede tra gli alberi minuziosamente curati.
Dov’è ambientata la scena?
Leonardo da Vinci ha ambientato l’Annunciazione in un giardino recintato, un ambiente esterno medioevale tipico per monasteri e conventi dell’epoca.
Quali sono gli elementi del quadro che ricorrono nelle etichette dei vini Leonardo da Vinci?
La Collezione Villa Da Vinci si compone di quattro vini (tre rossi e un bianco) che riportano in etichetta alcuni dei principali elementi fondanti dell’opera: l’Arcangelo Gabriele, la Vergine e il fiore di giglio simbolo di purezza e castità.
In quali elementi la maestria di Leonardo? I dettagli.
Oltre ai toni sfumati tanto cari all’artista che si scorgono sullo sfondo, i panneggi delle vesti dell’Arcangelo e della Vergine, risultano particolarmente curati e studiati nelle pieghe ampie e morbide, a delineare la plasticità delle figure raffigurate ed inserendole realisticamente nella scena. Un altro particolare molto realistico è dato dal velo trasparente che pende sul leggio sotto al libro delle Sacre Scritture che Maria sta leggendo. Nulla è lasciato al caso e tutto è curato nel minimo dettaglio, così come negli elementi decorativi classici del leggio: dalle volute ioniche, al festone co foglie di frutta, alla conchiglia, simbolo della “nuova Venere”, cioè Maria, e della bellezza eterna.
Gli errori di prospettiva
Alcuni studiosi affermarono che il dipinto presenta un apparente errore di prospettiva, riscontrabile nel braccio destro della Vergine più lungo rispetto a quello sinistro e nella proporzione delle sue gambe, troppo corte rispetto al busto. Chi confuta questa tesi è convinto del fatto che si tratta di una scelta dello stesso Leonardo, data dalla necessità di un obbligato punto di vista: se non la si guarda frontalmente, infatti, le distonie prospettiche si ricompongono.
Il dipinto “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci è uno dei grandi capolavori pittorici del Genio,
simbolo dello straordinario livello artistico raggiunto da Leonardo durante il suo primo soggiorno a Milano, tra il 1482 e il 1499. Si tratta di un olio su tavola (circa 54×40 cm) databile attorno al 1488 e il 1490, parte della collezione privata dei principi Czartoryski fino al 2016, successivamente esposto al Museo Nazionale di Cracovia sino al 2019, anno in cui torna al Museo Czartoryski, uno dei maggiori musei della Polonia.
Enigmi e segreti dietro al dipinto di Leonardo
Gli esperti leonardisti si sono interrogati a lungo sull’identità della giovane donna raffigurata nel dipinto e, cosa alquanto particolare, sul perché stringa tra le braccia un ermellino.
Ebbene, pare che l’opera si ricolleghi a Cecilia Gallerani, nobile colta e di intelletto acuto, nonché l’amante di Ludovico Maria Sforza, detto “Il Moro”, reggente del Ducato di Milano durante il periodo rinascimentale. Ludovico Il Moro fu un rinomato mecenate per tanti talentuosi artisti della sua epoca, fra cui appunto Leonardo da Vinci (a cui commissionò l’Ultima Cena).
Ma perché l’ermellino, vi starete chiedendo? Ebbene, il Duca di Milano nel 1488 ricevette il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino dal re di Napoli, Ferdinando I di Aragona. Una simbologia tutt’altro che sottile, se si pensa che in greco l’ermellino si chiama “galè” e la sua presenza nel dipinto ricollegherebbe quindi l’indizio al cognome della fanciulla.




Che cosa rende la Dama con l’Ermellino un capolavoro di Leonardo?
Al di là della posa inusuale della fanciulla (una novità per la tradizione del ritratto lombardo, rappresentato principalmente di profilo), la mirabile maestria del Genio sta nella minuzia dei dettagli nell’acconciatura, nei costumi tipici della corte sforzesca, ma soprattutto nella sottile comunanza di tratti fra la dama e l’ermellino. Due figure slanciate ed eteree: lei dalla carnagione diafana, l’animale dal manto luminoso; gli sguardi intensi e enigmatici, entrambi volti nella stessa direzione.
Grande rilievo è dato al movimento della mano, in primo piano e inondata di luce mentre accarezza l’animale con le dita affusolate, a sottolineare la grazia e la purezza di Cecilia, allora sedicenne, mentre un impercettibile sorriso aleggia sulle labbra della giovane: lo stesso che possiamo osservare nel San Giovanni Battista e nella Gioconda.
Il Pinot Grigio Dama con l’Ermellino e la grazia dell’omonimo dipinto
L’opera di Leonardo da Vinci “Dama con l’ermellino” racconta al mondo intero i virtuosismi del Genio e l’eleganza del Rinascimento, il tutto racchiuso in una rappresentazione di grazia e finezza. Così come l’ermellino e la fanciulla si identificano su tratti comuni, anche il Pinot Grigio Dama con l’ermellino di Cantine Leonardo da Vinci vuole rimarcare la raffinatezza del dipinto, omaggiando il Genio di Leonardo e la sua vita, intesa come un’infinita avventura fra arte, scienza e natura.
Avvolgente, come il tocco della Dama. Fresco, come il suo aspetto slanciato e fuori dal tempo. Intrigante, come il suo fascino luminoso che si rinnova a ogni sguardo, a ogni sorso. Questo vino Pinot Grigio è un privilegio da ammirare e gustare dal vivo.
Personaggio emblematico della cultura italiana, ma non solo, Leonardo da Vinci è l’indiscutibile genio del periodo rinascimentale. Nasce nel 1452 ad Anchiano, una frazione del comune di Vinci nel quale visse e sperimento? i suoi lavori fino ai trent’anni. Sono molte le curiosità su Leonardo da Vinci, sin da quando impara a disegnare e dipingere, con una propensione spiccata verso lo studio di ogni forma di conoscenza; dotato di estrema arguzia e intelligenza, viene ricordato per le sue ricerche nel campo dell’anatomia, dell’ingegneria e dell’architettura per la sua curiosità e spirito di osservazione tanto da essere soprannominato come “il genio”.
Sin da giovanissimo Leonardo si accosta al mondo dell’arte, per poi approdare ad altre discipline. Leonardo si diletta con l’architettura, con il teatro, con scultura, la cartografia e ritornando sempre all’arte. È nel 1503 che inizia a dipingere la Gioconda, forse il suo dipinto più celebre e sicuramente quello che desta più curiosità. Tra le curiosità che avvolgono la Gioconda di Leonardo da Vinci certamente c’è quella sull’identità della ragazza ritratta e il suo sorriso enigmatico.
Le doti di Leonardo sono tante: tra queste le forti qualità nel campo della matematica e della scienza, egli inizia uno studio e una ricerca spasmodica sui fossili, non tralasciando anatomia e lo studio del volo. Fu il primo a comprendere le giuste funzioni del cuore e i suoi meccanismi intuendo che avesse la funzione di pompa cambiando quindi gli studi e i trattati successivi sull’anatomia. Rappresentò o meglio fu il primo a ben rappresentare l’anatomia umana, preoccupandosi di sezionare i corpi umani e animali durante gli anni finali del Quattrocento.
Un intelletto sempre in continua evoluzione, desideroso di sapere, nei primi anni del Cinquecento si dedico? completamente all’ingegneria, i suoi disegni ricordano oggetti moderni e avanzati: l’invenzione più nota è probabilmente la macchina volante che si basa sulla fisiologia di un pipistrello. Si concentro? quindi sulla meccanica del volo e sulle possibili implicazioni sul mondo contemporaneo. Un uomo poliedrico, rinascimentale e affamato di sapere, le sue ricerche e i suoi studi erano tutti correlati tra essi.



Il suo paese di origine, le colline di Vinci, e le sue radici contadine non possono che non portare alla passione per l’agronomia e cosi? delle viti e del vino. Avendo soggiornato per un lungo periodo in Romagna ebbe la possibilità di studiare con attenzione i sistemi di apprendimento dell’uva, approfondendone i particolari e mostrandosi particolarmente attento alla loro crescita e sviluppo. È proprio dedicata al soggiorno romagnolo di Leonardo la collezione 1502 Da Vinci in Romagna, che raccoglie i vini più amati del territorio romagnolo a seconda delle tappe del tour che lo ha visto ospite di queste terre per sei mesi.
Leonardo si appassionò di agronomia e capì quanto fosse fondamentale creare un ambiente salubre, innanzitutto per la pianta; e la concimazione che deve essere alimentata con sostanze basiche e non invasive e infine la vinificazione in botti chiuse. Dettami che ai quei tempi furono considerati innovazione e che oggi Cantine Leonardo da Vinci prende a modello come pratiche per la produzione dei vini.
Aveva quindi compreso le fondamentali ragioni di uno stile di vita equilibrato e in armonia con l’ambiente in cui si vive; una pratica estremamente utile per poter vivere al massimo della piacevolezza la propria esistenza.
Leonardo pittore ha eseguito opere che sono pietre miliari della storia dell’arte italiana e mondiale. Una produzione che comprende titoli conosciuti in tutto il mondo, pieni di fascino, misteri, tecniche nuove e studi mirabolanti. I luoghi e i personaggi dipinti da Leonardo appartengono a tutti noi, sono familiari e ogni volta sorprendenti. “Il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’home e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile perché s’ha da figurare con gesti e movimenti delle membra”. I quadri di Leonardo rispondono a questa sua regola, al punto che ogni protagonista rivela il mondo interiore che lo caratterizza.
La vita di Leonardo si snoda attraverso tappe scandite da viaggi e da incontri, così è pure per i suoi dipinti. Leonardo nasce a Vinci il 15 aprile del 1452 e lì trascorre la sua infanzia e parte della sua adolescenza, prima di andare a Firenze. È facile pensare che le colline di Vinci e il contesto agricolo in cui la sua famiglia visse, abbiano influenzato la sua tecnica pittori e il suo immaginario – specie nei paesaggi. All’età di trent’anni Leonardo di trasferisce a Milano per mettersi al servizio di Ludovico sforza, detto il Moro. Resta a Milano per circa un ventennio, e nascono opere come La Vergine delle Rocce, la Dama con l’ermellino e naturalmente il Cenacolo, nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nel 1503 torna a Firenze e inizia a lavorare alla Gioconda. Trascorre gli ultimi anni della sua vita in Francia, alla corte di Francesco I nel castello reale di Amboise, dove muore il 2 maggio del 1519.
Per celebrare la vita e i quadri di Leonardo, Cantine Leonardo da Vinci ha creato la collezione Da Vinci I Capolavori: una selezione delle più famose denominazioni enologiche italiane, abbinate alle opere d’arte di Leonardo da Vinci. Un grand tour dei più vocati territori vinicoli italiani, dalla Valpolicella al Chianti, passando per Montalcino, per rappresentare il meglio della produzione vitivinicola nostrana. Così come il meglio della produzione artistica di Leonardo, nelle sue opere più conosciute. Il San Giovanni Battista è associato al Brunello di Montalcino, Bacco in un paesaggio all’Amarone della Valpolicella, la Vergine delle Rocce al Chianti Riserva e la Dama con l’Ermellino al Pinot Grigio IGT del Rubicone. Da Vinci I Capolavori sono sintesi di bellezza e eccellenza italiana, oggetti da esibire con orgoglio, testimonianza del genio di Leonardo e omaggio alla sua vita: una straordinaria e infinita avventura di arte e scienza e natura.








Fortunatamente per noi, Leonardo aveva l’abitudine di scrivere, disegnare e appuntare ogni idea e intuizione su un taccuino. È grazie a tutti questi scritti e a questi fogli che oggi capiamo l’ampiezza della sua opera, la poliedricità del suo genio e la contemporaneità del suo pensiero.
La raccolta più grande e importante dei disegni e appunti di Leonardo da Vinci è il Codice Atlantico, e si compone di 1119 fogli e circa 1750 disegni autografi e poi progetti, annotazioni e studi che vanno dal 1478 all’anno della sua morte, il 1519. Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci è conservato a Milano nella Biblioteca Ambrosiana.
Proprio in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, celebrato nel 2019, la Biblioteca Ambrosiana di Milano ha organizzato l’esposizione I segreti del Codice Atlantico. Leonardo all’Ambrosiana.
Oltre agli straordinari disegni di anatomia e agli studi sul corpo umano, nel Codice Atlantico troviamo preziosi appunti che ci svelano quanto Leonardo fosse interessato all’agronomia ed anche esperto di vino. In particolare riporta precise indicazioni sul consumo di vino risultando una specie di precursore del bere responsabilmente. Scrive infatti nel Codice Atlantico (foglio 213 verso): “E’l vin sia temperato, poco e spesso. Non fuor di pasto, né a stomaco vuoto”. Ciò vuol dire bere vino di alta qualità, evitando gli eccessi e durante i pasti.
È da questa intuizione che Cantine Leonardo da Vinci ha ideato il Leonardo Geniale, un innovativo formato di vino – 187 ml – che rappresenta la quantità ideale per un consumo e un piacere “leonardiano”. Leonardo Geniale è pensato per chi vuole godere della piacevolezza di un buon vino, profumato e fragrante, nella giusta dose e con una pratica confezione, ideale per accompagnare ovunque ogni pasto.
Il Codice Atlantico è più di tutto un viaggio nella formidabile mente di Leonardo, un tesoro inesauribile di ispirazioni: disegni preparatori delle sue opere, studi di matematica, astronomia, meccanica, riflessioni filosofiche e anche – come per il vino – indicazioni pratiche legate al vivere quotidiano.
Dici “Leonardo“ e pensi subito alla parola “Genio“, perché è l’aggettivo che cerca di riassumere i suoi poliedrici talenti e l’attitudine a essere un uomo proiettato nel futuro: tanto che ancora oggi è considerato un’icona e un simbolo di innovazione, creatività e sopraffina intelligenza.
Leonardo è l’uomo del Rinascimento, incarna quel preciso periodo storico di rivoluzione culturale, artistica e scientifica dove l’uomo è misura di tutto, con una rinnovata attenzione che lo pone al centro di ogni disciplina.
Al di là dei risultati raggiunti, la contemporaneità straordinaria di Leonardo sta nell’approccio e nel metodo e nella sua inesauribile curiosità e nell’apporto fondamentale che ha portato alla cultura e allo sviluppo del genere umano.
Per questo motivo la sua è considerata una creatività “utile”, perché tutte le invenzioni di Leonardo da Vinci puntano sempre a migliorare la vita degli uomini. Il Genio di Vinci appuntava ogni suo ragionamento, schizzo e disegno sui suoi taccuini, e grazie a ciò possiamo ripercorrere le sue formidabili intuizioni, seguire i suoi pensieri e il suo indagare la natura cercando di spiegarsela con la scienza e la natura.
Le macchine e i piccoli oggetti
Così come il genio è visionarietà e pragmatismo insieme, Leonardo da Vinci è opere d’arte e invenzioni. Tra i disegni e le invenzioni di Leonardo da Vinci, tutti appuntanti nei suoi quaderni, si trovano sommergibili, aeroplani, automobili, carri armati, ma anche ventilatori, viti, chitarre, gru e calcolatrici, paracadute e salvagente: oggetti e intuizioni che indagano ogni aspetto della vita.
Gli studi sul volo e il paracadute
Appassionato di natura, lo studio sul volo degli uccelli lo porta a immaginare una macchina volante per permettere all’uomo di spiccare in cielo. Tra le invenzioni di Leonardo da Vinci, quelle sul volo sono certamente le più sorprendenti, in particolare l’elicottero. Con la sua vite aerea del 1489, Leonardo aveva intuito il concetto della moderna elica. La sua macchina volante sarebbe stata azionata a mano da quattro uomini per poi librarsi nell’aria. Nel Codice Atlantico si trova poi il disegno di un uomo appeso a un aggeggio a forma di piramide in grado di far saltare da qualsiasi altezza senza farsi male.
Le immersioni
Oltre che nell’aria, Leonardo voleva che gli uomini potessero andare anche sott’acqua, sfidando la natura. Così nel Codice Atlantico si trova anche la descrizione di uno scafandro per immersioni, con tuta completa e maschera con occhiali, e un meccanismo per far arrivare l’aria da una campana sulla superfice collegata da tubi resistenti alla pressione dell’acqua.
Le macchine da guerra
Lavorando come ingegnere e architetto a numerosi sistemi difensivi per i suoi potenti committenti, Leonardo immagina anche macchine da guerra, come un carro armato meccanico in grado di muoversi e sparare in ogni direzione, manovrato da otto uomini nascosti al suo interno. Sulla carta geniale e perfetto, ma con un piccolo difetto di movimento. Poco male, è l’intuizione che conta.
Il vino
Inventore, pittore, scienziato, Leonardo è anche esperto di vini. Lo sappiamo ancora una volta dai suoi appunti e disegni e in particolare da una lettera inviata al suo fattore con precise indicazioni di agronomia ed enologia per ottenere un vino privo di difetti. È grazie a questa lettera, all’amore di Leonardo per il vino, che Cantine Leonardo da Vinci si impegna a realizzare vini di cui il Genio andrebbe fiero.
La stagione teatrale del Diego Fabbri di Forlì si è aperta con il connubio perfetto di vino e teatro. La collezione 1502 da Vinci in Romagna va in scena accompagnando i momenti salienti del cartellone con la rassegna di Degustazioni a Teatro in programma durante gli spettacoli Don Chisciotte con Alessio Boni (dal 9 al 12 gennaio), Winston vs Churchill con Giuseppe Battiston (il 21 Gennaio), Trascendi e sali di Alessandro Bergonzoni (l’1 Aprile).
Nel corso di ogni serata verrà offerto agli spettatori un calice di vino della collezione ispirata al Genio e al suo periodo romagnolo nel corso del quale visitò le città più importanti della Romagna e appuntò a ogni tappa disegni, mappe, invenzioni che sono conservate nei suoi taccuini e riportate nelle etichette delle bottiglie.
Ancora un calice di vino accompagnerà i momenti di chiacchiere a tu per tu con l’artista nel Ridotto del teatro, poi, in occasione della rassegna di incontri che vedranno protagonisti Alessio Boni (l’11 gennaio) e Vincenzo Salemme (il 21 marzo) programmati all’ora dell’aperitivo (dalle 18 alle 19).
Un momento speciale poi il 19 dicembre con Lo Stato Sociale: Cantine Leonardo da Vinci omaggerà tutti gli spettatori con una shopper e una bottiglia di Leonardo Geniale, l’innovativo formato del vino dall’anima pop.




La collezione del Museo Ideale Leonardo da Vinci si arricchisce di un’opera unica e piena di fascino che apre nuove prospettive sul lavoro del Genio: la Gioconda Nuda.
Gli storici dell’arte David A. Brown e Konrad Oberhuber, nel 1978, hanno definito la Gioconda nuda “l’ultima invenzione pittorica di Leonardo”. Quella esposta nel Museo Ideale Leonardo Da Vinci, con una serie di novità storico-artistiche e scientifiche, è considerata una delle due più importanti versioni della Gioconda nuda.
È un’opera attribuita a un allievo prediletto di Leonardo – Salai o Melzi –, su ideazione del maestro dal cartone di Chantilly, databile agli anni 1513-1517, eseguita nell’atelier di Leonardo.
Con una recente scoperta – afferma Alessandro Vezzosi, direttore dei Musei Leonardo – gli esami scientifici dei laboratori di Francia (C2RMF) e Italia (Editech) hanno infatti evidenziato che in questo dipinto sono presenti i puntini per il riporto corrispondenti esattamente ai fori visibili nel cartone del Museo Condè di Chantilly, attribuito ora allo stesso Leonardo e al suo atelier.
Nel corso del 2019 la Gioconda Nuda del Museo Ideale è stata esposta proprio nel Museo Condé a fronte del disegno che le ha dato origine, insieme a un’altra celebre e prestigiosa versione: quella del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, in passato attribuita a Leonardo e ora prevalentemente a Salai.
Anche questa versione del Museo Ideale era stata in passato definita “Ritratto di donna nuda di Leonardo da Vinci”. Riscoperta nel 2009, negli anni scorsi è stata esposta in Musei da Miami a Tokyo.
L’opera è esposta al Museo Ideale Leonardo da Vinci nell’ambito della mostra Leonardo Vive. Ulteriore riprova di un Genio inesauribile la cui produzione artistica non smette di fornire sempre nuove prospettive di studio e di conoscenza.