Così come nella vita, anche a tavola gli abbinamenti – salvo qualche rara eccezione – funzionano per affinità o per contrasto. Al momento di scegliere un vino da dolce, si agisce solitamente per affinità. Dolce con dolce: è la prima regola da seguire nella scelta di un vino da abbinare a un dessert.
Il motivo è fisiologico: se mangiamo un boccone dolce e beviamo un sorso di vino secco ne avvertiremmo in modo accentuato le componenti acide e amare, e il boccone successivo risulterebbe ancora più dolce. Se invece accostiamo un vino dolce, lo zucchero è meno evidente e ne percepiremo meglio gli aromi; il successivo boccone di torta, inoltre, non sarà stucchevole, ma valorizzato dal vino.
Tra i vini da dessert italiani più amati e conosciuti c’è sicuramente il Vin Santo, che merita una menzione particolare perché fa coppia fissa con i cantucci, ma non solo. Cantine Leonardo Da Vinci produce il Vin Santo Villa da Vinci, ottenuto da uve raccolte in una piccola zona collinare nel comune di Vinci, lasciate appassire tutto l’inverno prima di essere spremute e fatte riposare nei caratteristici caratelli, piccole botti di legno di quercia appositamente usate per i vini liquorosi.
Il Vin Santo della collezione Villa da Vinci sprigiona i suoi profumi intensi e il gusto ricco.
Vellutato e fresco, è ottimo a fine pasto, soprattutto se abbinato alla pasticceria secca toscana, ma anche alle creme, per esempio una crema catalana che bilancia l’acidità
di questo vino.





Esiste una vasta produzione di vini da dessert italiani, ottenuti da diversi vitigni.
Se ne possono individuare alcune principali categorie: i vini dolci come il Moscato d’asti o il Moscato di volpara, bianchi, o il Brachetto d’Acqui che è un vino rosso da dessert. Si tratta di vini a bassa gradazione alcolica, la cui dolcezza è propria dell’uva da cui sono ottenuti, che viene raccolta al giusto grado di maturazione e lavorata in modo la lasciare nel vino residui zuccherini. Sono adatti per accompagnare dolci secchi, biscotti o frutta, ma anche preparazioni a base di nocciole.
I vini passiti, invece, come il Passito di Pantelleria, la Malvasia di Lipari e il Torcolato, l’Erbaluce di Caluso e tanti altri, sono ottenuti da uve surmature, cioè lasciate più a lungo sulla vite, o vendemmiate e poi fatte appassire su appositi graticci e stuoie prima di essere lavorate, per concentrare gli zuccheri negli acini. I passiti hanno un grado alcolico e una aromaticità superiore:
si abbinano a dolci più ricchi e aromatici, come marmellate o frutta, come crostate o strüdel, oppure speziati come il panforte. I vini liquorosi dolci, infine, come il Marsala,
sono ottenuti con un’aggiunta di alcol durante la fermentazione: il risultato è un vino molto alcolico, che solitamente deve stagionare a lungo prima di essere bevuto.
Questi vini, che si possono degustare anche da soli, sono molto aromatici e complessi, tanto da poter sostenere l’abbinamento persino con il cioccolato, solitamente non accompagnato da vini, e anche azzardare l’unione con qualche formaggio stagionato.
Montalcino è un delizioso borgo medioevale a Sud di Siena, nella bellissima Val d’Orcia. Considerata una “culla enologica”, la zona di Montalcino è famosa in tutto il mondo grazie al suo prodotto più importante e prelibato: il vino. Siamo nelle colline senesi, un territorio ben ventilato e luminoso, dove il clima è mite e le estati sono lunghe e asciutte, e per le caratteristiche geologiche e climatiche favorevoli è particolarmente adatto alla coltivazione della vite.
I produttori di questa zona, ottengono dagli stessi vigneti di Sangiovese ben due diversi vini con denominazione di origine controllata: il Brunello di Montalcino e il Rosso di Montalcino. Le differenze tra Brunello e Rosso di Montalcino sono che il primo è destinato al lungo invecchiamento, mentre il secondo, più giovane, si apprezza per la sua particolarità freschezza e vivacità. Anche per questo motivo, certe volte ci si riferisce al Rosso di Montalcino con il termine “giovane” Brunello. Quel che è certo è che entrambi i vini rappresentano un’eccellenza toscana celebre e amata in tutto il mondo.





Il Rosso di Montalcino è un vino di pronta beva, di colore limpido, armonico e fragrante. Deve essere imbottigliato in bottiglie di forma bordolese.
Cantine Leonardo da Vinci ha inserito il Rosso di Montalcino in ben due collezioni: quella di ‘Da Vinci I Capolavori’ e nella collezione ‘Leonardo da Vinci’. I prezzi del Rosso di Montalcino, solitamente, non superano i 15 euro a bottiglia.
In particolare, la collezione Da Vinci I Capolavori abbina un’opera d’arte a una denominazione enologica e nel caso del Rosso di Montalcino l’etichetta riporta il dipinto degli Angeli di Leonardo.
Il Rosso di Montalcino Leonardo da Vinci è ottenuto dalle uve Sangiovese raccolte nelle colline di Vinci e di Cerreto Guidi. Al naso si presenta molto fine e avvolgente con un netto sentore di ciliegia e frutti rossi che lasciano posto ad un finale speziato. In bocca è intenso con una lunga persistenza, buono l’equilibrio fra i vari componenti.
Per la sua freschezza e la sua armonia si presta a molteplici abbinamenti, ma ideale è l’accoppiamento con la cucina tradizionale della Toscana: sia i piatti più rustici e rurali, della tradizione contadina, come pasta e piatti a base di carne carne, gli arrosti di maiale o pollame, così come le bistecche; ma è perfetto anche ai piatti più leggeri, a base vegetale, ottenuti da prodotti dell’orto, come legumi e cereali.
Oltre a essere tra i vini più amati e conosciuti al mondo, il Pinot Grigio è, per volumi di esportazione, il primo vino italiano bianco fermo. Dei 67mila ettari mondiali vitati a Pinot Grigio, 31.360 si trovano in Italia, specialmente nell’area denominata “Venezie”, che ha dato vita alla creazione di una specifica denominazione di origine controllata – il Pinot Grigio delle Venezie DOC – e al relativo disciplinare di produzione.
Pinot Grigio delle Venezie DOC: storia e diffusione
Quella delle Venezie è una storia di geografia e di politica, specchio dell’Italia e dell’evoluzione di confini e culture. La dimostrazione che ai confini amministrativi spesso si sovrappongono quelli culturali preesistenti e immutabili, di frequente la si trova nei prodotti agronomici. Per esempio il vino, che travalica le barriere regionali e diventa coltura tipica di zone geografiche più estese.
Le Venezie sono storicamente tre: quella Euganea, quella Tridentina e quella Giulia. Territorio anche detto Triveneto. L’elemento cardine della storia vitivinicola delle Venezie è rappresentato dalla Repubblica di Venezia, le cui attività commerciali e agronomiche si estendevano dalle terre d’Istria alla Vallagarina trentina. Il Pinot Grigio delle Venezie DOC appartiene, dunque, alla macroarea “Delle Venezie”, un territorio che ha caratteristiche omogenee di microclima e geologia dei suoli, estendendosi su 3 regioni: il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Trento.
Pinot Grigio delle Venezie DOC: disciplinare
Il Pinot Grigio delle Venezie doc ha un disciplinare che regolamenta la sua produzione in modo da puntare sulla sulla qualità, e definire i valori di riferimento per ogni fase produttiva. Il consorzio di tutela del Pinot Grigio delle Venezie doc si impegna a proteggere questo vino che ha l’85% della sua produzione nel territorio del Nordest italiano e rappresenta il 43% della produzione globale. Il Pinot grigio delle Venezie doc di Cantine Leonardo da Vinci viene prodotto nelle zone pianeggianti e collinari delle tre Venezie. Le uve sono vendemmiate manualmente e meccanicamente nel periodo di fine agosto; la vinificazione avviene con lieve pressatura e la fermentazione a temperatura controllata per sviluppare aromi fruttati e floreali mantenendo la classica nota fresca al palato, che rimanda alla polpa di pera e di melone. I profumi sono esaltati dalla freschezza e dalla sapidità al palato. Nell’insieme emerge una struttura ricca e morbida.




Il Pinot Grigio delle Venezie di Cantine Leonardo
Il Pinot Grigio è un vino profumato, fruttato e dalla grande struttura. È fresco e intenso e pieno di armonia. ll Pinot Grigio deriva da una mutazione gemmaria del Pinot Nero. Il colore delle uve è grigio tendente al rosa e dà origine a vini di colore paglierino e ramato. Il Pinot Grigio delle Venezie DOC di Cantine Leonardo da Vinci appartiene alla collezione Leonardo Da Vinci che si caratterizza per le etichette che riportano il disegno più famoso del Genio toscano, l’Uomo Vitruviano, simbolo dell’unione tra scienza e arte. L’esemplare originale del disegno dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, realizzato a penna e inchiostro su carta, è conservato proprio a Venezia, nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampa delle Gallerie dell’Accademia.
Pinot Grigio: vino e abbinamento
Appartenendo a un’area geografia che lambisce il mare Adriatico e le Dolomiti, il Lago di Garda e le colline del Carso, il Pinot Grigio delle Venezie DOC, si abbina a innumerevoli prodotti locali e alla cucina della tradizione, se si pensa all’abbinamento tra cibi e vini tipici dello stesso territorio. Ottimo come aperitivo, il Pinot Grigio può accompagnare formaggi e affettati, così come frutti di mare. Ma anche risotti, baccalà mantecato, piatti a base di funghi, uova e carni bianche. Certamente parte del suo successo globale sta anche nella sua estrema versatilità che gli permette di accompagnare tutto il pasto e dialogare con cucine internazionali.
La natura non fa il vino. Servono l’uomo e la sua capacità di coltivare la vite e vinificare le uve. Le sostanze che compongono il vino sono molte e di varia origine: alcune sono presenti naturalmente nel mosto, altre si formano durante le fermentazioni, alcune sono aggiunte in fase di vinificazione. Per esempio, i solfiti. In molti si chiedono cosa siano e quale sia il ruolo dei solfiti nel vino.
Cosa sono i solfiti?
Con il termine “solfiti” si intende l’anidride solforosa aggiunta al vino. I solfiti nel vino hanno principalmente proprietà antiossidante, conservante e antisettica. Per molti aspetti, sono indispensabili per la qualità del vino stesso. A prescindere dalle aggiunte effettuate dai vinificatori, c’è da dire che l’anidride solforosa è comunque presente nel vino, in quantità molto ridotta, anche naturalmente. La fermentazione innescata dai lieviti presenti sulla buccia degli acini dell’uva, infatti, produce solfiti.
I solfiti nel vino fanno male?
L’anidride solforosa può essere presente negli alimenti – non solo nel vino – in quantità controllata e al di sotto di certi limiti previsti dalla legge. Questo perché i solfiti sono considerati allergeni e possono scatenare crisi in soggetti particolarmente sensibili. Per questo motivo la loro presenza deve essere sempre indicata in etichetta. È consentito usare la dicitura “non contiene solfiti aggiunti” solo se la concentrazione è inferiore ai 10 mg/litro.
A cosa servono i solfiti?
I solfiti sono una comune categoria di sostanze chimiche impiegate di frequente nelle lavorazioni dell’industria alimentare. Specialmente per il loro potere conservante: grazie alle loro capacità antimicrobiche e antiossidanti, i solfiti conservano gli alimenti e li salvano dal proliferare di batteri dannosi.
Nel vino, vengono aggiunti in varie fasi della lavorazione e in varie forme (spesso in forma solida, aggiunti come un sale). In generale hanno lo scopo di controllare l’evoluzione del vino, evitare il sopraggiungere di difetti e indirizzare il percorso di fermentazione e maturazione nella direzione desiderata.
I limiti di legge nel vino
L’aggiunta di solfiti nel vino deve essere fatta entro limiti di legge. In Europa i limiti sono stabiliti in 160 mg/litro per i vini rossi, 210 mg/litro per vini bianchi e rosati e 400 mg/litro per i vini dolci. Nei vini biologici la soglia si abbassa a 100 mg/litro per i rossi, 150 mg/litro per i bianchi.
Nei vini di Cantine Leonardo da Vinci solfiti vengono aggiunti in ogni passaggio della vinificazione a scopo conservante e antisettico/antibatterico, per garantire un vino sano e di qualità.
“Vediamoci per l’aperitivo” è un modo di dire tipicamente italiano, ed è ciò che succede ogni sera, dopo il lavoro e prima di cena, nei locali, nei bar, nelle osterie di tutta Italia.
L’aperitivo è un rito sociale e un momento di consumo nato in Italia e caratteristico delle abitudini del nostro Paese. La storia dell’aperitivo comincia a Torino alla fine del Settecento, quando ci si incontrava “all’ora del vermut”, ossia prima di cena per assaggiare un vino liquoroso in grado di stimolare l’appetito e la socializzazione. Che bere qualcosa di alcolico prima di cena possa stimolare la digestione lo diceva già Ippocrate, medico greco che nel V secolo a.C. prescriveva un vino bianco e dolce con assenzio e ruta ai suoi pazienti inappetenti.
Oggi l’aperitivo si fa con una bevanda analcolica o alcolica, in questo caso può essere un cocktail o più frequentemente un calice di vino. Il vino per l’aperitivo deve interpretare il ruolo – come dice la parola da cui deriva – di “aprire” il pasto. Dunque i migliori vini da aperitivo sono vini leggeri, stimolanti, con una gradazione non troppo alta per non appesantire ma al contrario solleticare l’appetito. Spesso il vino da aperitivo è accompagnato da stuzzichini e finger food, sfiziosi, veloci e colorati. Facili anche da condividere, dal momento che il ruolo principale dell’aperitivo resta quello sociale: incontrarsi e brindare insieme.
Dipende dai gusti, ma solitamente il vino bianco da aperitivo è leggero e armonioso, spesso frizzante; mentre il vino rosso da aperitivo è facile e agile in bocca. Ecco 5 vini di Cantine Leonardo da Vinci ideali l’aperitivo.







Mappa di Imola – Pignoletto
Dalla collezione 1502 Da Vinci in Romagna, Mappa di Imola è un Pignoletto di Romagna spumante ottenuto con metodo Charmat. Le bollicine romagnole sono morbide, setose e briose. Si accompagna con finger food a base di ortaggi, frutta secca o formaggi.
Portocanale di Cesenatico – Sangiovese Rosato
Ancora dalla collezione 1502 Da Vinci in Romagna, Portocanale di Cesenatico è un vino rosé ottenuto da uve Sangiovese con un’identità unica e armoniosa. Molto fruttato e suadente, è perfetto per un aperitivo a base di crudi di pesce.
Vermentino Toscana
Un Vermentino della collezione Leonardo Da Vinci, ottenuto in Toscana e dal carattere floreale con spiccate note di sambuco. Al palato è ricco, sapido con un finale equilibrato e persistente, può accompagnare un aperitivo più robusto a base di salumi, focacce e torte salate.
Dama con Ermellino – Pinot Grigio
Con il Pinot Grigio della collezione I Capolavori, l’aperitivo si fa elegante e ricercato. Il gusto ricco invita alla meditazione e si abbina a una degustazione di formaggi o anche a frutti di mare.
Duomo di Faenza – Trebbiano Romagna
Interpreta al meglio il momento dell’aperitivo questo Trebbiano della collezione 1502 Da Vinci in Romagna. È un vino fragrante, floreale e morbido che si sposa ai sapori e alle abitudini dell’entroterra: un aperitivo in una delle belle piazze italiane in compagnia degli amici e di sapori genuini, come formaggi stagionati e salumi delicati.
Degustare un vino significa assaggiarlo allo scopo di giudicarne la qualità o definirne le caratteristiche. Farlo in modo professionale, implica lo studio e il rispetto di alcune regole su come degustare un vino, tuttavia ognuno può farlo, anche i meno esperti, seguendo alcuni facili accorgimenti.
Non esistono differenze tra come degustare un vino rosso o come degustare un vino bianco, in entrambi i casi si tratta di compiere un’analisi sensoriale che coinvolge la vista, l’olfatto e il gusto. E naturalmente incrociare ciò che i sensi percepiscono con le proprie esperienze, i ricordi e le emozioni personali.
Degustazione vino – fase 1: la vista
Tra tutti i sistemi sensoriali quello visivo è sicuramente il più complesso, basti pensare che il nervo ottico contiene un milione di ricettori rispetto a quello acustico che ne contiene solo 30.000. La degustazione visiva inizia osservando il vino mentre viene versato nel bicchiere. Occorre portare il calice all’altezza degli occhi per valutare colore, trasparenza e limpidezza. Meglio se inclinando il bicchiere contro un fondo bianco per far risaltare la tonalità del colore. Facendo ruotare il bicchiere in modo che il vino si sparga sulle pareti del bicchiere, si osserveranno gli archetti: rivelatori della viscosità del vino e del grado alcolico. Più gli archetti sono piccoli e più il vino è vischioso sulle pareti, maggiore sarà la struttura e il grado alcolico.
Degustazione vino – fase 2: l’olfatto
L’olfatto non si lascia mai ingannare, a differenza di quanto capita agli altri organi di senso, come per esempio la vista. Anche per questo motivo, in una analisi sensoriale, il momento in cui si annusa il vino è molto importante e richiede particolare concentrazione.
Gli stimoli olfattivi raggiungono l’emisfero destro del nostro cervello, quello preposto alla creatività e alle emozioni. L’olfatto ha connessioni dirette con l’ipotalamo che presidia la nostra vita intima e affettiva, e può modificare l’attività cerebrale influenzando le nostre azioni molto più di quanto non ci rendiamo conto.
Il vino si annusa a bicchiere fermo, ispirando profondamente e velocemente e poi allontanando il bicchiere. Prima di annusare nuovamente, è bene far roteare il bicchiere in modo da sprigionare le sostante volatili. Gli odori percepiti si raggruppano generalmente in sei grandi famiglie: floreali, fruttati, vegetali, speziati, biochimici diversi. E si cerca di percepirne anche l’intensità e la complessità.
Degustazione vino – fase 3: il gusto
È arrivato il momento di assaggiare il vino e capire come degustare il vino in bocca, usando il senso del gusto. In comune con l’olfatto il gusto non ha solamente meccanismi di ricezione simili, operando l’uno sulle molecole disperse nell’aria e l’altro su composti disciolti o comunque veicolati da un mezzo liquido, ma anche il fatto che entrambi raggiungono le aree più antiche della corteccia cerebrale. Il vino va assaggiato in piccole quantità e trattenuto in bocca per consentire alle papille posizionate sulla lingua e al palato di poterne percepire il sapore (sono quattro i sapori che la lingua è in grado di riconoscere: dolce, salato, acido e amaro) e la consistenza o la corposità.
Al termine di ogni degustazione, solitamente si appuntano su un taccuino le sensazioni riscontrate in modo da avere una descrizione completa. Utile anche per fare confronti con altre bottiglie.
Il Sangiovese è uno dei vitigni più diffusi e conosciuti in Italia, tuttavia le sue origini precise sono ancora misteriose ed esistono varie versioni riguardo la sua storia. Certamente si tratta di un vitigno nato in una zona circoscritta tra la Romagna e la Toscana. Come riportano Giordano Zinzani e Beppe Sangiorgi nel loro libro “Sangiovese, vino di Romagna”, un antico atto notarile del 1672 ritrovato nell’Archivio di Stato di Faenza è il primo documento oggi conosciuto dove si trova il nome Sangiovese. Una signora, proprietaria del podere Fontanella posto a 400 metri slm, cede in affitto una vigna al parroco di Pagnano: tre filari di Sangiovese posti vicino a casa.





Sangiovese di Romagna: storia
Ma le origini del Sangiovese di Romagna vanno ricercate più indietro nel tempo, a partire dal nome, che potrebbe avere valenze mistiche legate al culto di Dioniso e alla pratica del simposio – è plausibile un’origine latina del nome Sanguis Jovis (sangue del dio Giove). Sempre in merito all’origine del nome esiste anche una versione diversa che coinvolge il paese di Sant’Arcangelo dove sul Monte Giove sorgeva un convento di monaci circondato da vigneti da cui si otteneva un pregiato vino rosso, detto il sangue del monte Giove.
Un’altra teoria fa risalire il nome non al dio Giove ma alla parola giogo, ossia sommità lunga e tondeggiante di un monte, e di conseguenza a sangiogheto (sangue del giogo), che potrebbe essere un vitigno tipico proprio delle colline come quelle al confine tra la Romagna e la Toscana.
Sangiovese e Romagna: legame con il territorio
La Romagna non ha confini amministrativi, ma è una regione i cui confini sono sentimentali, e dettati dalla lingua, dalla storia, dalle abitudini. La Romagna comincia a Imola e finisce al confine con le Marche. In Romagna si è sempre chiamato Sangiovese ed è sempre stato vinificato in purezza,
mentre in Toscana, per esempio, fino alla seconda metà dell’800 era impiegato esclusivamente in uvaggi come per esempio per il Chianti. La denominazione di origine controllata Romagna Sangiovese risale al 1967. Il Sangiovese di Romagna è stato il quindicesimo vino in Italia ad essere riconosciuto DOC e primo per la regione Emilia-Romagna. Ogni anno, nel mese di ottobre, si tiene a Ravenna la manifestazione enologica Giovin Bacco che premia il miglior Sangiovese di Romagna.
Sangiovese di Romagna: caratteristiche e abbinamenti
In Romagna si dice che il Sangiovese somigli alla sua gente: vivace, schietta ed esuberante. Un po’ ruvida di primo acchito, ma poi accogliente e calda. In effetti il Sangiovese Romagna ha più o meno queste caratteristiche. Il suo colore è rosso rubino, talora con orli violacei; al naso ha un profumo delicato che ricorda la viola; il sapore è armonico, leggermente tannico, con retrogusto gradevolmente amarognolo. Si sposa naturalmente alla cucina romagnola dell’entroterra, ai sapori rustici e semplici, come per esempio i primi piatti casalinghi a base di ragù di carne, gli arrosti e le grigliate, come il classico castrato.
Il Chianti è un vino rosso toscano con la denominazione Docg. La formula del vino Chianti, ossia il giusto blend di uve, il metodo migliore per la vinificazione e i tempi di invecchiamento, sono stati messi a punto per la prima volta nel 1870 dal barone Bettino Ricasoli il quale, oltre ad essere stato un politico di spicco e ad aver ricoperto il ruolo di Presidente del consiglio dopo Cavour, fu anche un enologo esperto ed apprezzato. Secondo la ricetta di Ricasoli i vitigni da usare per ottenere il vino Chianti erano: Sangiovese, Canaiolo e Trebbiano toscano. Oggi la produzione di vino Chianti è regolata da un disciplinare di produzione che, tra le altre cose, stabilisce anche la zona di provenienza delle uve per il Chianti Docg che è estesa a tutta la Toscana centrale, nel territorio delle province di Firenze, Pisa, Pistoia, Prato, Siena e Arezzo.
Oltre a essere uno dei vini più amati della Toscana, il Chianti è un vino molto conosciuto e apprezzato in tutto il mondo e sono molte le curiosità e gli aneddoti che accompagnano la sua storia: uno di questi riguarda lo scienziato Enrico Fermi, esule negli Stati Uniti, quando nel 1942 inventò la sua pila atomica brindò assieme al suo team con un fiasco di Chianti – ancora oggi conservato nel museo del FermiLab a Batavia, vicino a Chicago.





Chianti: prezzi e tipologie
Fatte salve alcune specificità legate a precise sottozone di coltivazione e provenienza delle uve, in generale per poter ottenere la denominazione Riserva il Chianti Docg deve invecchiare almeno 2 anni ed avere una gradazione alcolica di almeno 12% vol. Considerate le tante declinazioni di questo vino straordinario, il Chianti ha un prezzo molto variabile e dipende da diverse varianti, tra le quali l’area di provenienza delle uve o il tempo di invecchiamento.
I Chianti di Cantine Leonardo da Vinci
Cantine Leonardo da Vinci, nei suoi vigneti in Toscana, produce Chianti Docg e Chianti Docg Riserva. Nella collezione Da Vinci i Capolavori, ispirata alle opere più famose di Leonardo che sono accoppiate ai vini più celebri e amati del territorio italiano, il Chianti è abbinato alla Vergine delle Rocce, con il dipinto riportato in etichetta. Il paesaggio toscano presente nel quadro di Leonardo si sposa perfettamente a questo vino tipicamente toscano. Il Chianti Docg Vergine delle Rocce al palato è fragrante e corposo, ha un aroma equilibrato e intenso con un’ottima persistenza e un retrogusto fruttato. Il Chianti Riserva Docg, invece, ha un colore rosso porpora con intense sfumature cromatiche, al naso ha sentori fruttati e speziati di ciliegia, vaniglia e cannella. Il Chianti Docg e il Chianti Docg Riserva sono presenti anche nella collezione Leonardo da Vinci, che ricomprende vini italiani adatti alla tavola di tutti i giorni. Il Chianti Docg Leonardo da Vinci ha un gusto piacevole, intenso, lungo, decisamente fine. La versione Riserva ha sentori fruttati e speziati di ciliegia, vaniglia e cannella.
Chianti e Chianti Classico: qual è la differenza?
La differenza tra Chianti e Chianti Classico è una questione geografica e anche storica. Capire le due identità permette di orientarsi meglio nella scelta. Chianti e Chianti Classico sono due Docg diverse tra loro con due distinti disciplinari e due Consorzi di tutela differenti. Con il termine Chianti Classico, si indica un vino con una DOCG ben precisa, prodotto nella originaria zona del Chianti, all’interno di un territorio di produzione che comprende i comuni di: Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa. Fu nel 1716 che il Granduca di Toscana Cosimo III fissò i confini della zona di produzione del Chianti, in cui si produceva l’omonimo vino che già all’epoca aveva molto successo. All’inizio del XX secolo quel territorio di produzione non era più sufficiente a soddisfare l’enorme domanda, così si iniziò a produrre anche fuori dal territorio delimitato dal Granduca. Fu quindi necessario rimarcare e tutelare i confini dell’originaria produzione e nel 1932 fu aggiunto il suffisso “Classico” ai vini prodotti nella zona d’origine. Oggi nella zona geografica del Chianti, si produce il Chianti Classico. Mentre il vino Chianti si produce fuori dalla zona geografica originale del Chianti.
La Gioconda e il Chianti Classico
Stando alle identificazioni di Giorgio Vasari, in uno dei suoi quadri più famosi, La Gioconda, Leonardo da Vinci avrebbe ritratto una giovane nobile fiorentina, Monna Lisa Gherardini. Il marito di lei, Francesco del Giocondo, avrebbe infatti commissionato a Leonardo il ritratto nei primi anni del XVI secolo. La famiglia Gherardini era proprietaria di Villa Vignamaggio, una delle tenute storiche del Chianti Classico. E per questo motivi si potrebbe pensare che lo sfondo del quadro più conosciuto al mondo ritragga la vista sulle colline su cui si affaccia la villa, quella appunto del Chianti Classico.
Il Chianti a tavola
Il Chianti Docg è un vino dal colore rosso rubino vivace, dal profumo fruttato e il sapore armonico, asciutto, che si affina col tempo acquistando più ricchezza e complessità. In tavola si serve con salumi e formaggi stagionati, primi e secondi a base di carne rossa, piatti della tradizione contadina della Toscana come la ribollita, o la zuppa di fagioli e di cavolo nero e naturalmente la fiorentina.
La Toscana è certamente una delle regioni italiane ad alta vocazione enologica e la sua conformazione, che alterna valli a colline, sembra fatta apposta per la coltivazione della vite. È facile quindi pensare che Leonardo da Vinci sviluppò proprio qui, nella sua regione natale, la passione per la viticoltura e l’enologia.
In Toscana esistono 50 diversi tipi di vino con la denominazione DOC e 18 DOCG, a riprova della qualità e della varietà enologica, senza dimenticare le denominazioni IGT che in Toscana sono 6. Un primato che conferma la sua storia enologica e la qualità dei suoi vini. Nella regione si coltiva principalmente uva rossa che dà luogo ai famosi vini rossi toscani, alcuni dei quali sono tra i vini italiani più famosi al mondo. In generale, il vino rosso della Toscana è riconosciuto e apprezzato ovunque per una serie di ragioni che riguardano sia l’aspetto agronomico che storico, per molti versi il merito sta anche nei produttori pionieri che per primi in Italia cercarono di investire nelle produzioni di qualità, sfruttando al meglio le peculiarità del territorio.
Difficile dire quale vino rosso toscano sia il migliore, ma di certo – in tanta varietà – si potrà trovare quello che meglio si adatta ai propri gusti. Non ultimo, il prezzo dei vini rossi della Toscana varia a seconda delle tipologie, consentendo scelte per ogni occasione.






Vini toscani: il Chianti
Il Chianti è il vino rosso Docg della Toscana più celebre e amato. Nato dalla ricetta del conte Bettino Ricasoli, ancora oggi rappresenta il territorio toscano in Italia e nel mondo. Il Chianti della collezione Leonardo da Vinci è prodotto nelle zone collinari di Vinci, cerreto Guidi e nei comuni limitrofi. Il colore è il caratteristico rosso porpora carico, al naso si avverte la presenza di note fruttate di ciliegia, spezie in particolare pepe nero. Il suo gusto è piacevole, intenso, lungo, presenta una buona struttura gusto-olfattiva, decisamente fine.
Il Chianti è un vino strutturato ed armonico, che si presta all’abbinamento con primi piatti saporiti e portate di carne alla griglia o arrosto.
Vini toscani: il Chianti Riserva
L’affinamento più lungo rispetto alla versione base, dona al Chianti Riserva complessità e struttura. Al naso si avvertono aromi fruttati che si combinano al sentore di vaniglia. Al palato è pieno, avvolgente e ricco di sapori tipici come la ciliegia e la mora. Il Chianti Riserva Docg è un vino rosso toscano delle grandi occasioni, prodotto solitamente da vitigni selezionati, si sposa perfettamente con piatti di selvaggina e formaggi stagionati. Nella collezione Da Vinci I Capolavori di Cantine Leonardo da Vinci, il Chianti Riserva riporta in etichetta il celebre dipinto ‘La Vergine delle Rocce’ dove il paesaggio rimanda alle colline di Vinci dalle quali sono ottenute le uve per produrlo.
Vini toscani: il Brunello di Montalcino
Il Brunello di Montalcino è un vino rosso Docg della Toscana prodotto nelle zone del storico del Comune di Montalcino. Affina due anni in botti di rovere e 4 mesi in bottiglia prima di assumere l’inconfondibile colore rosso rubino intenso tendente al granato. Il sapore è asciutto, caldo, robusto e armonico, la sua eleganza permette abbinamenti con piatti molto strutturati e compositi quali le carni rosse, la selvaggina, funghi e tartufi ed è ottimo anche con i formaggi stagionati. Il Brunello di Montalcino della collezione Da Vinci I Capolavori è abbinato in etichetta al San Giovanni Battista: il capostipite dei rossi italiani, l’epitome della Toscana, è rappresentato dal santo con il dito all’insù e dal dolcissimo sorriso, è una delle opere più enigmatiche di Leonardo.
Vini toscani: il Rosso di Montalcino
Sempre nel territorio di Montalcino, si produce un altro vino di pregio. A differenza del Brunello, che è destinato all’invecchiamento, il Rosso di Montalcino è un vino più giovane che mantiene struttura ma è anche vivace e fresco. Il Rosso di Montalcino ha ottenuto la denominazione Doc, ed è un vino dall’aspetto limpido e brillante dalla buona persistenza aromatica. Si sposa molto bene alla cucina tipica e tradizionale della Toscana e ai piatti rustici come pasta al sugo di carne, secondi a base di maiale o pollame. Il Rosso di Montalcino di Cantine Leonardo da Vinci è presente sia nella collezione Leonardo da Vinci che nella collezione Da Vinci I Capolavori: due diversi modi di raccontare il legame tra Leonardo da Vinci e il vino.
Vini toscani: il Governo all’Uso Toscano
Vino rosso Igt della Toscana, presente nella collezione Leonardo da Vinci, il Governo all’Uso Toscano è un vino che racconta anche una antica pratica enologica messa a punto in questa regione. Il “Governo” è infatti una lavorazione tradizionale e antica presente anche nel disciplinare del Chianti che consiste in una rifermentazione che conferisce al vino un gusto fruttato. Il suo colore è rosso porpora e il sapore è ben bilanciato, pieno, corposo con un finale piacevolmente elegante. Si abbina con selvaggina, carni alla griglia e piatti saporiti della tradizione italiana.
Da oggi è possibile acquistare direttamente dallo shop online tutti i vini delle collezioni ispirate al Genio del vino. È stato infatti aperto un nuovo spazio virtuale dove accedere, in qualunque momento, a tutte le etichette delle collezioni di vini di Cantine Leonardo da Vinci e dove acquistare con un semplice click una o più bottiglie con velocità e sicurezza.
Lo shop online è un negozio sempre aperto nel quale l’ampia scelta permette di soddisfare ogni esigenza di consumo, a seconda dei gusti e dei momenti, sia per sperimentare qualcosa di nuovo che per trovare il proprio vino preferito.
Ogni bottiglia della gamma di vini di Cantine Leonardo da Vinci racconta una curiosa storia legata al Genio di Vinci e al suo essere un esperto di viticoltura, e sono cinque le collezioni tra cui scegliere ben XXX diverse tipologie di vino.
Le schede descrittive spiegano in maniera chiara le caratteristiche di ciascuna bottiglia con anche consigli di abbinamento forniti dai nostri esperti enologi e sommelier. Inoltre, con l’indicazione trasparente del prezzo, il cliente ha la possibilità di selezionare il più conveniente.
Oltre alla possibilità di trovare tutta la gamma di vini e accedere in anteprima alle novità, scegliere di acquistare i vini di Cantine Leonardo da Vinci dallo shop online è un vantaggio in termini di comodità poiché permette di ricevere i propri pacchi direttamente all’indirizzo scelto, senza fatica e senza stress.
Inoltre, comprare direttamente dal produttore senza intermediari è proprio come entrare direttamente nelle Cantine Leonardo da Vinci e avere tutti i prodotti a portata di click.
Acquistando online si possono ricevere, sia in Italia che in molti paesi Europei, i vini di Cantine Leonardo da Vinci direttamente a casa, con comodità e velocità.
L’esperienza di acquisto è pensata per consentire agli utenti di muoversi con velocità all’interno delle pagine e poter scegliere i vini desiderati in modo semplice e rapido.
Cantine Leonardo Da Vinci utilizza esclusivamente imballi affidabili, sicuri ed ecologici. Difatti, l’intera confezione è riciclabile al 100%.
Clicca qui per visitare il nostro shop online